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Esprimersi è un'arte
difficile, ogni persona sceglie il linguaggio che più
gli è naturale. Ad esempio il pittore usa le immagini,
chi scrive le parole. Ed allora la comunicazione? Non è
stato un problema con Gilberto Burchianti perché le sue
opere aprono subito un dialogo con chi le osserva. Non avevo
mai conosciuto né Gilberto né i suoi quadri, ma
entrare in sintonia con il suo pensiero è stato facile,
anche per me che non sono capace di usare il linguaggio delle
immagini. Circondato dalle sue tele e dalle sue sculture Gilberto
mi è apparso subito come un uomo semplice, libero da ogni
presunzione ed arroganza, aperto ad ogni nuova esperienza che
il mondo possa offrire. Ed è proprio la libertà
uno dei temi fondamentali affrontati dalla sua opera. La sofferenza
del vivere, l'alienazione quotidiana, la ripetitività
dell'esistenza opprimono l'uomo che cerca la sua salvezza in
senso verticale, attraverso una spiritualità che l'artista
ricerca in forme religiose appartenenti alla nostra cultura.
Al centro dei lavori di Gilberto Burchianti, dunque, vi è
l'uomo con le sue sofferenze e le sue opere: enormi palazzi,
fabbriche opprimenti, ma in ogni quadro è possibile trovare,
magari nascosta, ma comunque presente, una via di fuga per arrivare
alla liberazione, ecco così i palloni, i gabbiani, gli
aquiloni e le piccole chiese che sembrano lottare fra le alte
ed ingombranti costruzioni umane per non essere schiacciate. Naturalmente ogni particolare non è casuale, ad esempio, colpiscono le grandi case costruite dall'uomo con tante finestre, l'una accanto all'altra, aperte nel vuoto, senza una persiana che possa chiudere quegli occhi neri spalancati sul mondo. Sicuramente la cosa che più attrae nell'opera di Gilberto è il colore, forte e deciso, che richiama immediatamente le note della vita stessa dell'uomo e del suo lavoro. Fra le tante tele, con diverse dimensioni e forme geometriche, mi piace ricordarne una in particolare: La maternità trasfigurata. Il tema è classico, Maria che abbraccia Gesù deposto dalla Croce, ma la forza coinvolgente che ne emerge è nuova. La fusione di questi due corpi restituisce qualcosa a Gesù, che ritorna uomo, e qualcosa a Maria che entra nella divinità; un rapporto fra madre e figlio che va oltre il tempo e la religiosità, ed arriva a toccare il sentimento più intimo di chi ha avuto la fortuna di vivere una relazione così profonda. Mi sembra giusto ricordare che Gilberto Burchianti non è solo, la sua passione per la pittura ha sempre trovato sostegno ed energia dalla moglie, Maria Teresa, una donna che sa riconoscere qual è la giusta luce, quali sono le opere migliori, ed è proprio lei che dagli angoli più segreti della casa è capace di trovare le tele più belle, magari quelle che riguardano la loro storia, un ritratto del figlio o qualche quadro non ancora terminato e segretamente nascosto, ma che esprimono tutta la genuinità dell'artista. "Con la pittura si possono esprimere dei contenuti che non sono traducibili in altri linguaggi", così Gilberto conclude la nostra chiacchierata ed ha ragione a fare quest'affermazione, ma io ho voluto comunque provare, non senza difficoltà, a tradurre in parola qualcuno dei suoi lavori, sicuramente una cosa è certa non accontentatevi di leggere un articolo, ma ammirate dal vero l'opera di Gilberto Burchianti. Antonella De Vito |
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