Gilberto Burchianti: l'apparente
semplicità
(Giuliana Matthieu)
Nel gioco accorto
di geometrie volumetriche si muove l'apparente semplicità
dell'artista Gilberto Burchianti, i cui registri espressivi variano
dall'osservazione meditativa alla progettualità esasperata,
dalla riproduzione della quotidianità alla serietà
di immagini plastiche e coinvolgenti.
In lui la coerenza è veramente una cifra costante che
riunisce i segreti di una vena intimistica,vedi la "maternità
trasfigurata", al più preciso impegno di un linguaggio
espresso nella verticalizzazione dei suoi paesaggi umani, dove
il cemento granelloso racconta della sofferenza dell'uomo che
per vivere deve costantemente combattere. Posizioni antitetiche
che denunciano in modo inequivocabile la tensione drammatica
della sua pittura, organizzata su una forte capacità di
osservazione, che nasce dall'intenso amore per il mondo delle
cose, realizzato tangibilmente dall'uso preciso di materiali
poveri: gesso, sabbia, intonaco che ne distaccano il concetto
grafico, sia dal punto di vista artistico, sia dal punto di vista
compositivo, dagli schemi tradizionali, sortendo un effetto di
brillantezza e progettualità nuove.
La ricerca di Burchianti verte su alcuni temi essenziali: il
segno, generatore dell'oggetto, il segno e la sua interpetrabilità,
il significato del segno, tessuto della materia. Sono infatti
i quadrati, i rettangoli, i cilindri, i rombi ad esprimerne la
costante creativa, i segni cementificati dell'uomo che, seppur
privi della sua presenza fisica, ne raccontano il viaggio con
una figurazione surreale di forte espressività. Le immagini
richiamano agglomerati umani, luoghi di gioco o di lavoro, rappresentano
la rilettura puntuale della storia dell'uomo, dai tanti incredibili
risvolti. La presenza di coni d'ombra e di luce, l'ininterrotta
processione di tetti e finestre, l'incombenza grave delle ciminiere
dichiarano la sensibilità dell'artista per il vissuto
e la sua propensione grafica a rappresentarne le immagini in
lacerti visuali.
Del resto Burchianti non fa mistero del suo percorso dissotterrato
alla memoria, alla disattenzione, alla superficialità,
portavoce del rammarico per tutto ciò che si è
perso o si sta perdendo. Così nascono le infinite carrellate
di città che di rado si integrano con spazi naturali aperti,
ma si affidano quasi esclusivamente alla rigorosa, seppur colorata,
geometria della composizione. Il segno stesso, da ricercarsi
nella genesi dell'opera, è di un nero essenziale, alleggerito,
durate il percorso creativo, dalla colorazione ricca, talvolta
aggressiva, talaltra mortificata da significativi accorgimenti.
Anche nelle sue figure si rileva lo stesso iter, per la dolenzia
di certe posture, dove, soprattutto il volto e le spalle denunciano
la tensione drammatica. Volutamente ignorato il particolare,
nell'intento di portare avanti un progetto unico la cui narrazione
è dato leggere attraverso i volumi delle forme stimate
reali soltanto per la loro configurazione, anarchiche però
per misure prospettiche e poco rispetto dei tradizionali modi
pittorici.
Artista attento ai valori della realtà e dell'ambiente,
del tutto autonomo nel panorama dell'arte contemporanea di fine
millennio ruota il suo progetto crativo tra dimensione reale
e traslazione metaforica della realtà.
Giuliana Matthieu
Livorno, Agosto 2000
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